L’Ibizagate e il caos

Incertezza in Austria dopo l’Ibizagate, lo scandalo che ha creato un terremoto politico senza precedenti. Lunedì è atteso in Parlamento il voto per la mozione di sfiducia al Cancelliere Sebastian Kurz, che potrebbe far precipitare il Paese nella crisi. Attualmente alla guida dell’Austria c’è un esecutivo monocolore di minoranza dell’ÖVP. Infatti, proprio mercoledì hanno giurato i ministri tecnici che hanno rimpiazzato gli esponenti dell’ultradestra.

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È uscito di scena Herbert Kickl, sostituito al Ministero dell’Interno da Eckart Ratz, ex Presidente della Corte Suprema. Al Welfare è arrivato l’ex dirigente statale Walter Poeltner; alla Difesa Johann Luif, vicecapo di Stato Maggiore; Valerie Hackl, che era a capo di Austro-Control è diventata Ministro delle Infrastrutture, mentre Hartwig Loeger, il Ministro delle Finanze, è il nuovo Vice Cancelliere. Prima del voto per la mozione di sfiducia ci sono le elezioni europee che potrebbero scompaginare notevolmente gli equilibri attuali. Vediamo insieme quali potranno essere le conseguenzeContinua a leggere

Erdogan, sultano a Vienna

Pioggia di consensi per Erdogan in Austria. Il leader dell’AKP si è aggiudicato il 72% delle preferenze a queste elezioni presidenziali anticipate. Una vittoria che gli conferirà immensi poteri, grazie alla riforma costituzionale approvata con il referendum dell’aprile 2017. Un plebiscito sul suolo austriaco per il Capo dello Stato uscente.

Recep Tayyip Erdogan gode di un amplissimo sostegno da parte dei cittadini turchi residenti in Austria. Invece, il suo principale sfidante, il laico Muharrem Ince del CHP, ha raccolto appena il 16,8% dei consensi. Scopriamo insieme le percentuali relative ai 3 milioni e mezzo di cittadini turchi residenti all’estero che hanno votato per Erdogan, l’affluenza alle urne e le accuse di manipolazioni lanciate dall’opposizioneContinua a leggere

Orbàn vince ancora

Per Viktor Orbàn e per il suo partito Fidesz è stata una vittoria schiacciante. Terzo mandato per lui, con una maggioranza che sfiora il 50%. Fidesz conquista due terzi del Parlamento, ottenendo 133 seggi su 199. Le elezioni politiche dell’8 aprile sono state un vero trionfo per Orbàn. Contro ogni previsione l’affluenza alle urne attorno al 70% non ha giocato in favore delle opposizioni ma, al contrario, ha aiutato il premier uscente.

Jobbik, il partito nazionalista di destra radicale, non più euroscettico e ricollocatosi adesso su posizioni più moderate, visto che quelle più estremiste le ha già tutte occupate Fidesz, ha fallito l’obiettivo di scalzare Orbàn. Tanto che il suo leader Gabor Vona si è dimesso. Ottenere il 20% dei consensi è un magro bottino per chi si riproponeva di voler combattere la corruzione diffusa che finora ha prosperato con il governo Orbàn. L’elettorato ha confermato la propria fiducia al premier, ha dato il proprio voto a colui che ha promesso di salvare il Paese dagli attacchi esterni, da chi vorrebbe sottrarre l’Ungheria agli ungheresi. Vediamo in dettaglio le ragioni di questo macroscopico successo elettoraleContinua a leggere

Slovacchia, crisi scongiurata?

La Slovacchia avrà un nuovo Premier. Sarà l’attuale Vice Primo Ministro Peter Pellegrini. L’assassinio del giornalista Ján Kuciak e della sua fidanzata hanno precipitato la Slovacchia in una gravissima crisi politica, prima con le dimissioni a catena del Ministro della Cultura Marek Madarič, poi con quelle del Ministro dell’Interno Robert Kalinák. Da ultimo, anche in seguito alla mozione di sfiducia presentata dai partiti di opposizione, il passo indietro di Robert Fico, leader del Partito Socialdemocratico Smer.

Il Presidente Andrej Kiska ha affidato a Peter Pellegrini l’incarico di formare il nuovo governo. Almeno per ora sembrano scongiurate elezioni anticipate. Infatti, il ricorso alle urne è una soluzione non caldeggiata dai socialdemocratici di Smer che non sarebbero certo premiati dall’esito del voto. Recenti sondaggi avrebbero registrato un sensibile calo di preferenze per il partito dell’ex Premier, passato dal 25% al 20% solo nell’arco delle ultime due settimane. La coalizione vedrà sempre alleati dei Socialdemocratici di Smer i liberali di Most-Híd e l’SNS, il Partito Nazionale Slovacco.  “Le elezioni anticipate precipiterebbero il Paese nel caos e nell’instabilità -ha dichiarato Robert Fico presentando le sue dimissioni- Le ambizioni di un singolo individuo non possono venire prima dell’interesse generale della nazione che è a rischio caos”. A Fico resterà sempre il ruolo di stratega dietro le quinte, all’interno di una coalizione che rimarrà a guida socialdemocratica. Vediamo insieme tutti i particolari della crisi slovacca. Continua a leggere

Il Papa e il Cancelliere

Il Cancelliere austriaco Sebastian Kurz è in visita a Roma da Papa Francesco. Tanti gli argomenti trattati nel colloquio in Vaticano: i conflitti in Siria e Ucraina, il delicato tema di migranti e rifugiati, la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, la questione del disarmo nucleare su scala planetaria tanto caro al Pontefice, l’importanza delle istituzioni ecclesiastiche nella comunità austriaca.

BKA/Dragan Tatic

L’arrivo di Kurz a Roma coincide con i risultati delle elezioni politiche italiane, ecco perché anche il Cancelliere austriaco si è espresso a tale riguardo. “Mi auguro che l’Italia abbia un governo pro-Europa, con cui vi sia piena cooperazione” ha dichiarato Sebastian Kurz, aggiungendo però che la formazione di un nuovo governo sarà “una sfida non facile”, visto il risultato delle urne.

BKA/Dragan Tatic

Più facile è stato per il leader dell’ÖVP il compito di formare una coalizione con l’ultradestra, non solo per una questione di numeri, ma anche per una sostanziale identità di vedute sul programma da attuare nel corso della legislatura. Altra musica, invece, si preannuncia per l’Italia. E restando in tema musicale il Cancelliere Kurz ha portato in dono a Papa Francesco una copia dell’originale della famosissima canzone natalizia “Stille Nacht”, della quale si celebra quest’anno il bicentenario, con l’aggiunta di un libro e di un CD. Scopriamo di più sulla visita di Sebastian Kurz in Vaticano, per la prima volta nella veste di Cancelliere federale austriacoContinua a leggere

La paura fa 90, anzi 57%

La paura ha dominato le elezioni austriache, provocando una netta sterzata a destra. Due terzi dell’Austria, ossia le aree rurali, montane e i piccoli centri si sono schierati con Sebastian Kurz e Heinz-Christian Strache. In quelle porzioni di Paese l’ÖVP ha toccato punte del 38%. Nelle grandi città, prima fra tutte la capitale Vienna, e nelle aree urbane hanno vinto i Socialdemocratici, che qui hanno ottenuto il 33,3% dei voti. Anche i liberali di NEOS raggiungono il 6,2% proprio nelle aree cittadine. Da notare però, che l’ÖVP conquista due distretti viennesi: il primo e il 19esimo. Non è un caso che i quartieri più ricchi della capitale diano il sostegno al giovane leader popolare. L’affluenza alle urne è stata dell’80% e ha registrato un incremento di 5,09 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2013. Un dato di affluenza da record. Si tratta, infatti, del secondo incremento più consistente di sempre nella storia della Repubblica austriaca. 

Incredibilmente le regioni che sono state meno colpite, se non addirittura per niente sfiorate dal fenomeno dei rifugiati, hanno aderito a quei partiti, Popolari e ultradestra, che dell’immigrazione hanno fatto il proprio cavallo di battaglia, promettendo una stretta e minacciando chiusure, muri, controlli. In stati quali il Burgenland, letteralmente sommerso da ondate massicce di migranti provenienti dalla rotta balcanica, i Socialdemocratici perdono dei voti, ma rimangono il primo partito. Lo stesso è accaduto a Vienna, dove non sono mai cambiate le politiche di accoglienza verso gli immigrati e dove non vi sono stati tagli ai sussidi per rifugiati e richiedenti asilo. Le dinamiche elettorali sembrano simili a quelle delle elezioni in Germania, dove i Länder con meno migranti hanno visto il successo della destra radicale. Insomma, chi non ha subito in prima persona il fenomeno migratorio, chi non ha sperimentato sulla propria pelle i problemi di una stretta convivenza con gli immigrati, chi non ha avuto contatti con i rifugiati si è chiuso a riccio e ha aderito alla linea dura in materia di immigrazione. Ma cosa vuol dire tutto questo? Che la sinistra deve ricominciare a fare la sinistra, senza rincorrere sul suo stesso terreno la destra, come sostengono alcuni? Oppure, il fatto che oggi in Austria esista solo un centrosinistra e che, una vera sinistra sia di fatto sparita con l’uscita dal Parlamento dei Verdi, indica che la proposta di sinistra in questo momento storico non ha alcuna presa sull’elettorato? Oppure l’Austria rende ancor più evidente che l’ondata di populismo che dilaga in Europa oggi è di fatto inarrestabile?

Alla fine le elezioni austriache consegnano un Paese fortemente diviso, tra aree metropolitane e aree rurali. Un Paese che vede protagoniste tre grandi forze politiche: ÖVP, SPÖ, FPÖ. Non bisogna però perdere di vista che due dei tre grandi partiti austriaci sono di stampo conservatore. Ciò che emerge dalle elezioni in Austria è che la paura fa 90, anzi, quasi il 60%. Il 57% per l’esattezza. La vera vincitrice è stata la paura, perché è più facile cavalcarla che combatterla. Il vero mostro che minaccia l’Unione europea è rappresentato dalla paura del diverso associata a ignoranza e povertà. Se c’è una lezione da trarre per i Socialdemocratici austriaci, per i Verdi, per la Liste Pilz e per l’Europa è che fin tanto che vi saranno sacche di popolazione che vivono nell’arretratezza, nella recessione, nel disagio, isolate da chi, invece, ha più strumenti critici e mezzi economici, a trionfare sarà sempre la paura. E la paura si sa, divide, distrugge.  Continua a leggere

L’Austria svolta a destra

L’Austria svolta a destra. Si colora quasi interamente di turchese e di blu. Vienna e poche altre zone sparse restano rosse. Scompare il verde. In soli cinque mesi di campagna elettorale il giovane Sebastian Kurz porta l’ÖVP alla vittoria. La platea del quartier generale dei Popolari è gremita di giovani, che lo acclamano come se fosse una rock star. Un tifo da stadio, con urla, cartelli, telefonini branditi a caccia di uno scatto con il volto del loro leader. Il Kursalon Hübner è tutto turchese. Campeggia, enorme, la scritta Danke! (Grazie!).

Si presenta in anticipo, poco dopo la prima proiezione, perché tutto appare chiaro da subito. I primi dati reali, sui voti effettivamente scrutinati, lo danno immediatamente al 31%. Ringrazia tutti. Lo fa per vari minuti, mentre la platea in visibilio inneggia al giovane condottiero 31enne, artefice del miracolo. Il Partito Popolare era una forza stanca e priva d’identità, appiattita da dieci anni di Große Koalition accanto al Partito Socialdemocratico. Il giovanissimo Kurz ha saputo infondere nuova linfa  vitale, ottenendo così una netta vittoria. A lui va il merito di aver riavvicinato alla politica tantissimi giovani. Il clima è festoso al quartier generale, l’entusiasmo cresce, tra musica pop ad alto volume e Bratwurst e Semmel. Il discorso del 31enne futuro Cancelliere, però, non ha avuto i toni estremisti usati in campagna elettorale.

“Non è una vittoria contro qualcuno, abbiamo fatto vincere un nuovo modo di fare politica. Sarà nostro compito portare una nuova cultura politica per rilanciare il Paese e cambiarlo -ha detto Sebastian Kurz- In cinque mesi abbiamo ottenuto un risultato straordinario, una vittoria storica, ma c’è ancora molto da fare”. Insomma, dopo aver cavalcato temi dell’ultradestra, incartandoli con una tranquillizzante carta turchese, Wunderwuzzi rassicura, stempera gli animi. Lavorerà sodo per gli austriaci e per l’Austria, che certamente verrà prima di tutto.  Continua a leggere

Elezioni, un tatuaggio per vincere?

La vittoria di Sebastian Kurz alle elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento in Austria sembra essere sicura. Sempre che i sondaggi che lo danno al 33% siano attendibili. Ma sarà davvero così? Negli ultimi tempi le società di ricerca non hanno elaborato dati che rispecchiassero il reale orientamento dell’elettorato. Vista la presenza di tre grandi partiti e la sensibile crescita dell’FPÖ, registrata negli ultimi due anni, difficilmente vi sarà una forza politica che riuscirà ad avere un’ampia maggioranza, tale da poter governare da sola. Lo scenario del post elezioni è quindi molto fluido e le combinazioni di colori contengono più variabili del previsto. In un primo tempo sembrava certa la coalizione nero-blu, tra Partito Popolare e Partito della Libertà. Alla Cancelleria il 31enne Kurz, a capo del nuovo ÖVP, trasformato in una sorta di movimento costruito attorno al suo giovane e ambizioso leader, e al suo fianco Heinz-Christian Strache, come Vice-Cancelliere. Un’ipotesi che vedrebbe i Socialdemocratici all’opposizione, in un ruolo che consentirebbe loro di riguadagnare la fiducia di un elettorato demotivato. Eppure dopo i recenti duelli televisivi sono molti i dettagli non trascurabili emersi che potrebbero sparigliare le carte.

Da un lato c’è Strache sorpassato a destra dal rampante Wunderwuzzi. Dall’altro c’è il Partito Socialdemocratico che sarebbe in crescita, malgrado l’affaire Silberstein, tanto da poter riservare sorprese. Sebastian Kurz ha cavalcato, facendoli propri tutti i temi dell’ultradestra, inserendoli però all’interno di quell’involucro rassicurante che è l’ÖVP, che seppur svuotato del vecchio, resta un porto sicuro per quegli austriaci che sarebbero tentati di votare per Strache, ma che in fondo ne hanno anche paura. Kurz ha parlato alla pancia del Paese, fin da quando era solo Ministro degli Esteri, come se già fosse in una perenne campagna elettorale.

Così facendo, a poco a poco, ha cannibalizzato l’elettorato dell’ultradestra, dando linfa vitale ad un partito, quello dei Popolari, che era da anni agonizzante. Un sorpasso a destra talmente devastante che negli ultimi giorni l’FPÖ ha messo in circolazione uno spot molto efficace con un giovane che va da un tatuatore per avere sulla schiena il volto del leader Sebastian Kurz. Il tatuatore, sornione, gli fa un tatuaggio con i volti di tutti i leader del’ÖVP, compreso Kurz, perché se anche si subisce il fascino del leader 31enne e anche se l’involucro apparentemente è cambiato, non ci si deve far abbindolare, non ci si deve dimenticare che si vota per il solito ÖVP. A dirlo è uno Strache nella sua forma migliore. Uno spot girato molto bene e perfettamente costruito, sebbene usi un umorismo tipicamente austriaco. Potrà un tatuaggio cambiare le sorti delle elezioni? Vediamo lo spot e quali e quante sono le possibili alleanze post elettoraliContinua a leggere

Scandali, Facebook, dark post

Le elezioni austriache del prossimo 15 ottobre saranno le più incerte di sempre. Scandali, Facebook e dark post gli ingredienti dell’infuocata campagna elettorale. Appare difficile che un singolo partito possa ottenere una maggioranza netta che gli consenta di governare da solo. Sarà necessario dare vita a una coalizione e le combinazioni non sono infinite. La più probabile è una coalizione nero-blu, tra Partito Popolare e Partito della Libertà, anche perché lo scandalo del cosiddetto “caso Silberstein” ha colpito duramente i Socialdemocratici, gettando ombre sulla dirigenza del partito. L’affaire Silberstein, vede protagonista l’ex consulente dell’SPÖ Tal Silberstein, che avrebbe destinato parte del compenso per la sua attività di consulenza per foraggiare alcuni siti che hanno fatto su Facebook un’acerrima campagna per screditare il leader dei Popolari Sebastian Kurz, dato in vantaggio da tutti i sondaggi.

Pagine Facebook che avrebbero usato metodi scorretti, commenti anti-semiti, un linguaggio molto pesante per ordire una campagna demolitoria nei confronti del Wunderwuzzi, il jolly tuttofare, l’uomo nuovo del nuovo ÖVP. Questa “dirty campaigning”, questa campagna elettorale che gioca sporco, è avvenuta senza che il Partito Socialdemocratico ne sapesse nulla, soprattutto a totale insaputa del Cancelliere Christian Kern, che pure dei Socialdemocratici è il leader. Estraneità dei vertici dell’SPÖ più volte ribadita anche da Silberstein e dal suo stretto collaboratore Peter Puller. Emergono però inquietanti particolari: l’ÖVP avrebbe offerto 100.000 euro a Peter Puller perché svelasse particolari riguardo alla campagna elettorale e alle strategie dei Socialdemocratici e avrebbe anche brigato per assoldarlo come informatore. Il Partito Popolare nega le accuse, sul fronte opposto il Partito Socialdemocratico quantifica i danni economici in 131.250 euro, mentre quelli politici sembrano al momento incalcolabili. Cerchiamo di capire meglio tutti i contorni dell’intricatissimo “affaire Silberstein”, che il Partito socialdemocratico potrebbe pagare a caro prezzo, con una debacle elettoraleContinua a leggere

Carri armati elettorali

Vienna è pronta a chiudere il Brennero. 750 militari e quattro mezzi blindati, panzer Pandur, sono allertati per intervenire in 72 ore a presidio dei confini con l’Italia, rendendoli impenetrabili a qualunque profugo. Un dispiegamento di carri armati e soldati ad uso e consumo della campagna elettorale. Il 15 ottobre, infatti, ci saranno le elezioni politiche anticipate. Ancora una volta, come nella lunghissima campagna elettorale per le presidenziali, l’immigrazione entra di prepotenza nel dibattito interno, influenzando pesantemente le decisioni di politica estera. L’allerta è massima, per un’emergenza che al momento non c’è. Ma che, se dovesse mai presentarsi, non troverà l’Austria impreparata. Così, di fronte agli sbarchi di migranti sulle coste italiane, che nei giorni scorsi hanno assunto le proporzioni di un’invasione, costringendo addirittura il nostro Ministro dell’Interno Marco Minniti ad annullare il suo viaggio negli Stati Uniti, gli austriaci si chiudono a riccio, innalzando ancora una volta muri.

“Deve essere chiaro che proteggeremo i nostri confini, se sarà necessario” ha tuonato il Ministro degli Esteri Sebastian Kurz (ÖVP). In piena armonia con il Ministro della Difesa Hans Peter Doskozil (SPÖ), che rappresenta l’ala più dura e intransigente dei socialdemocratici, che ha dichiarato: “Se l’afflusso di migranti in Italia non diminuirà, saremo costretti ad impiegare le forze militari per tenere sotto controllo i nostri confini”. L’unico che però ha il potere di decidere in materia è il Ministro dell’Interno Wolfgang Sobotka (ÖVP), che per ora non ritiene necessaria alcuna chiusura delle frontiere, né alcun dispiegamento di uomini e mezzi corazzati lungo il confine con l’Italia. Rompe il silenzio il Cancelliere Christian Kern (SPÖ), rasserenando gli animi, ribadisce che al momento non vi è alcuna necessità di schierare soldati e mezzi blindati, perché i controlli al confine fatti dall’Italia stanno funzionando. Kern ha comunque puntualizzato che lo spostamento delle unità militari in Tirolo è avvenuto in via cautelativa, nel caso dovesse verificarsi un’emergenza. Il Cancelliere federale ha anche detto che adesso l’Italia ha bisogno della solidarietà dell’Europa e ha promesso che l’Austria si adopererà in modo costruttivo nella riunione dei Ministri dell’Interno europei a Tallinn. Nel corso delle prossime settimane dobbiamo aspettarci nuove minacce e nuovi proclami perché, più passa il tempo, più la campagna elettorale entra nel vivo. Per un voto in più, si farebbe qualsiasi cosa, anche ricorrere ai carri armati. Su un punto i partiti della coalizione di governo sono concordi: l’Austria ha accettato più rifugiati del resto dell’Unione. Vediamo se le cose stiano davvero così, o se invece i dati smentiscano la propaganda a fini elettoraliContinua a leggere