Austria e coronavirus

Italia-Austria, frontiere chiuse all’epoca del coronavirus? Vienna blocca per alcune ore il traffico ferroviario al Brennero. 500 passeggeri, in viaggio su due diversi convogli, rimangono fermi per 4 ore al valico del Brennero per due casi sospetti. Su un Eurocity proveniente da Venezia e diretto a Monaco era stata riscontrata la presenza di due persone con tosse e febbre. Il blocco è stato imposto in via precauzionale sebbene i due passeggeri con sintomi sospetti fossero scesi a Verona e fossero risultati negativi al test per il virus SARS-CoV-2.

Il fermo di 4 ore è stato deciso dal Ministero dell’Interno di concerto con il Governatore del Land, dopo la segnalazione giunta dalle Ferrovie italiane alla ÖBB, la compagnia ferroviaria pubblica austriaca. Una situazione di allarme rientrata a ridosso della mezzanotte. Le autorità austriache hanno disposto controlli su tutti i viaggiatori in arrivo sul proprio territorio nazionale. In ogni caso non sembra sia stato attuato alcun tipo di controllo sui passeggeri arrivati a Monaco. Vediamo insieme la situazione in Austria e come ci si prepara a prevenire il possibile diffondersi del coronavirus.  Continua a leggere

Emirati, ToTok è sicura?

ToTok è davvero un’app insicura? Agli utenti negli Emirati è arrivato uno strano messaggio che mette in guardia sul suo uso. Al tempo stesso ToTok non è più disponibile sul Google Play Store emiratino, mentre continua ad essere bandita dall’Apple Store.

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Al centro di tutto vi sarebbe un’indagine in corso da parte dell’intelligence statunitense. L’ipotesi di accusa: cybercrime. Il sospetto è che nell’app vi siano backdoor o malware capaci di dare illegalmente accesso a dati personali e informazioni sensibili. L’Autorità per le Telecomunicazioni emiratina (Telecommunications Regulatory Authority – TRA), ha assicurato come negli Emirati Arabi Uniti siano in essere tutte le misure necessarie per prevenire ogni violazione della sicurezza e della privacy degli utenti. ToTok è sicura o meno? Vediamo insieme il contenuto del messaggio ricevuto dagli utenti emiratini e le caratteristiche di quella che è diventata una delle app più scaricate negli Stati Uniti e nel mondoContinua a leggere

ToTok, l’app spia degli Emirati?

ToTok, la popolare app per chat in video e voce, è ancora bandita dall’Apple Store. L’accusa, cybercrime. Sarebbe stata usata dagli Emirati per spiare gli utenti. ToTok era popolarissima tra gli espatriati residenti negli UAE, dove non è consentito l’utilizzo di altre app di messaggistica simili, in video, voce e testo, come ad esempio WhatsApp e Skype. Un sistema che non facilita la comunicazione in video e voce con l’estero e che occorrerà sicuramente ripensare, soprattutto in vista di Expo 2020 Dubai.

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ToTok consentiva di poter parlare con protocollo VoIP (Voice over IP), quindi gratis, evitando bollette telefoniche ancor più salate del normale, permettendo di rimanere in contatto, in voce e in video, con parenti e amici in altre zone lontane del mondo. Proprio per questo ToTok era diventata una delle app più scaricate negli Stati Uniti, guadagnando consensi e utenti anche in molti altri Paesi. Attualmente WhatsApp, Skype, Facebook Messenger voce, a cui tutti noi siamo abituati, non funzionano negli Emirati Arabi Uniti, e l’Autorità per le Telecomunicazioni emiratina (Telecommunications Regulatory Authority – TRA), incoraggia all’uso di Botim e C’ME, fornite rispettivamente da Etisalat e Du, ma non su base gratuita  senza limiti. Inizialmente, a ridosso di Natale, il bando aveva coinvolto sia Apple sia Google. Poi, senza troppo clamore, verso la prima metà di gennaio, Google ha reinserito la app su Google Play Store UAE, per poi toglierla nuovamente senza alcuna spiegazione. Il New York Times per primo ha scritto dell’indagine in corso da parte dell’intelligence statunitense. Secondo le autorità americane ToTok sarebbe stata utilizzata per controllare ogni comunicazione scritta e in voce. Il governo emiratino avrebbe spiato e tracciato ogni movimento, contatto, appuntamento, informazione, interscambio di chi aveva scaricato e usato la app. Scopriamo di più sulle presunte accuse e chi vi sia dietro ToTokContinua a leggere

Dubai e le note di Einaudi

Indimenticabile concerto di Ludovico Einaudi alla Dubai Opera. Due le serate, entrambe sold out. La musica del grande compositore torinese e i grattacieli di Dubai. Un connubio dal sapore inusuale e al tempo stesso magico. Le note cariche di emozioni, che sembrano seguire il flusso libero del pensiero, quasi in uno scorrere meditativo, e la metropoli avveniristica e multietnica, che ha ormai scippato lo scettro a New York, il luogo in cui il futuro si fa presente, in cui la vita corre frenetica a ritmo accelerato. Eppure in questa unione di estremi quasi antitetici c’è il tocco d’immenso di cui è capace il genio creativo di uno dei più coinvolgenti compositori contemporanei.

Tutto basato sull’ultimo progetto musicale di Ludovico Einaudi, “Seven Days Walking”, il concerto è caratterizzato da una cifra espressionistica, accentuata anche dalle immagini proiettate sullo schermo.

Frammenti fotografici e video, rielaborati e post-prodotti, che sono il frutto di quei momenti trascorsi dall’artista a contatto con la natura, nel corso della fase di scrittura delle sette parti di cui si compone “Seven Days Walking”. Attraverso un’intervista esclusiva scopriamo di più della musica e delle passioni di Ludovico EinaudiContinua a leggere

Emirati, Eni, gas naturale

Un giacimento di gas naturale è stato scoperto sulla terra ferma dell’Emirato di Sharjah. A realizzare con successo la perforazione onshore l’italiana Eni. Non si faceva un ritrovamento del genere da 37 anni. Assieme al gas sono stati trovati anche condensati, idrocarburi leggeri prodotti con il gas, che condensano allo stato liquido, a temperature e pressione normali per gli impianti produttivi di superficie.

Una scoperta che ha un valore di portata storica e una vittoria per il colosso dell’energia italiano che del giacimento in questione possiede anche il 50% dei ricavi di sfruttamento, grazie ad un accordo siglato nel gennaio dell’anno scorso con la Snoc, la compagnia petrolifera nazionale dell’emirato di Sharjah. Non è ancora possibile valutare in modo esatto la portata del giacimento. Per ora il pozzo di Mahani-1 è stato testato per la produzione, erogando 1,4 milioni di metri cubi di gas al giorno con condensati associati. Secondo gli esperti il giacimento di gas naturale e condensati si rivelerà come una scoperta destinata a cambiare l’economia dell’emirato, che deve far fronte ad un incremento costante della popolazione, imprimendole una svolta verso forme di energia pulita. Scopriamo di più su questo giacimento di gas naturale e condensati scoperto da Eni a Sharjah, negli Emirati Arabi UnitiContinua a leggere

L’Oman e il nuovo Sultano

Nel segno della continuità e delle riforme. Così promette di governare il nuovo Sultano dell’Oman, Haitham bin Tariq, cugino di Qaboos bin Said al-Said, scomparso il 10 gennaio scorso a 79 anni. Non a caso il nuovo regnante ha fatto parte del comitato per la “Vision 2040″ dell’Oman, ovvero una sorta di roadmap che promuove riforme sociali ed economiche volte a risolvere i principali problemi del sultanato: disoccupazione e corruzione. Pacchetti di riforme che puntano a delineare il futuro dell’Oman in vista di un allontanamento da un’economia legata agli idrocarburi.

Nel suo primo discorso Haitham bin Tariq ha assicurato di voler continuare nel solco tracciato dal suo predecessore, il Sultano Qaboos che ha regnato per mezzo secolo. La politica estera omanita proseguirà con lo stesso approccio di non interferenza e di mediazione pacifica che hanno fatto diventare il Paese un punto di riferimento diplomatico nella regione del Medio Oriente e del Golfo. In un video circolato nei social media si vede il sultano omanita Haitham che non stringe la mano al Principe ereditario di Abu Dhabi Mohamed Bin Zayed Al Nahyan. Scopriamo il perché di questa mancata stretta di mano e cosa preveda l’agenzia di rating Fitch per l’Oman in materia di politica fiscaleContinua a leggere

A Dubai piogge torrenziali

Un weekend di violenti temporali e vento fortissimo ha tenuto sotto scacco Dubai e gli Emirati Arabi Uniti. Sono stati due giorni di pioggia incessante. Non si vedevano precipitazioni così abbondanti da 24 anni. A Dubai sono caduti 150 mm di pioggia all’ora ininterrottamente per due ore e mezza.

In alcune zone degli Emirati, soprattutto nella regione orientale di Abu Dhabi, ad Al Ain, si sono registrati più di 190 mm di pioggia. L’ultima volta che si sono avuti fenomeni temporaleschi di questa intensità è stato nel 1996 a Khor Fakkan, nell’emirato di Sharjah, con 144 mm d’acqua piovana.

A Dubai, a causa della scarsa visibilità e degli allagamenti, sono state cancellate diverse decine di voli, si sono registrati più di 300 incidenti stradali in 24 ore nella sola giornata di sabato e ben 1.880 incidenti tra giovedì e sabato. Nell’arco di 3 giorni sono giunte alla municipalità di Dubai 51.000 chiamate, oltre 7.400 le telefonate di emergenza arrivate alla polizia.

Imponente la task force messa in campo dal Ministero delle Infrastrutture e dello Sviluppo per ripristinare la viabilità e fronteggiare le inondazioni: 3.100 uomini, 600 tra ingegneri e ispettori, 20 squadre con l’incarico di monitorare la situazione per le strade, 245 tra veicoli, macchinari, autobotti, veicoli di emergenza, 35 pompe mobili, 52 mezzi per il drenaggio. Sono stati riempiti d’acqua piovana i serbatoi di 15.000 autobotti nell’arco di tre giorni. In molti casi l’autorità dell’energia di Dubai è dovuta intervenire per ripristinare la corrente elettrica saltata a causa di infiltrazioni d’acqua. Scopriamo di più sulle cause di questa pioggia così intensa

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Iran-USA, sarà guerra?

Dubai non è nel mirino delle ritorsioni iraniane. “È un luogo sicuro per i residenti e i turisti di tutto il mondo” assicura il Dubai Media Office via Twitter, destituendo di fondamento le presunte minacce da parte dell’Iran diffuse da alcuni media internazionali. Sugli sviluppi tra Teheran e Washington le autorità emiratine sembrano escludere il rischio concreto di una guerra. A tranquillizzare gli animi le parole di Suhail Al Mazrouei, Ministro dell’Energia degli Emirati Arabi Uniti, dopo l’attacco iraniano alle basi militari statunitensi in Iraq.

Secondo Al Mazrouei non si assisterà ad un conflitto armato e nemmeno c’è da temere per il flusso di petroliere nello Stretto di Hormuz, attraverso cui passa il 20% del traffico mondiale di greggio. “C’è un indubbio inasprimento dei rapporti tra gli Stati Uniti, che sono un nostro alleato, e l’Iran, che è un nostro vicino, ma l’ultima cosa che vogliamo in Medio Oriente è che aumentino le tensioni” ha dichiarato il Ministro dell’Energia emiratino alla stampa locale. Ingiustificato per Al Mazrouei anche l’allarme su possibili carenze nell’approvvigionamento di idrocarburi. Se la domanda resta come quella attuale e la situazione geopolitica altrettanto, non vi sono motivi per prevedere alcuna scarsità di fornitura di petrolio. Le scorte mondiali hanno capacità per una media di 5 anni. Inoltre i Paesi dell’OPEC possono far fronte ad eventuali insufficienze di approvvigionamento, seppur con limitazioni in caso di emergenze catastrofiche, che però per Al Mazrouei non si profilano all’orizzonte. “Ci auguriamo che prevalga il buonsenso e che si faccia di tutto per disinnescare il conflitto da entrambe le parti” ha detto il Ministro emiratino. Anche perché nessuno può permettersi di tornare a scambiare il greggio al prezzo di 100 dollari al barile, ha concluso Al Mazrouei. Scopriamo insieme quale ruolo giochi l’Iraq nello scacchiere mediorientale ed internazionale e quali siano i possibili futuri scenari economiciContinua a leggere

Libano, l’albero della protesta

Il Natale in Libano si tinge dei colori accesi della protesta. Nel centro di Beirut un albero con l’iconografia, gli slogan e i messaggi dei dimostranti, diventa il simbolo delle feste ma anche di un movimento che non intende fermarsi, di una rivolta pacifica che non vuole arretrare. È diventato l’albero di Natale anti-governativo. Si erge spavaldo, con aria di sfida, tra la Moschea Al Amin e la Piazza dei Martiri. In quei cento metri che separano la moschea dalla piazza, nel luogo in cui i dimostranti si sono riuniti per settimane, animati da un unico proposito: spazzare via corruzione, nepotismo, disuguaglianza, povertà.

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Quest’anno nessun simbolo delle feste natalizie è stato eretto dalle autorità libanesi. Così, al posto di un albero di Natale pieno di luci sfavillanti, i dimostranti hanno innalzato un totem alla rivolta, con una scritta dal contorno viola posta al centro. Vi si legge una sola parola: “Thawra”, che in arabo vuol dire rivoluzione.

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Tanti i dimostranti che si sono assiepati a difesa dell’albero, di quel simbolo di lotta, di tenace resistenza, di una protesta che non accenna ad indietreggiare e che sempre più sostegno riceve da ogni parte del Paese. Tra i cori intonati da chi vigila su quell’albero del movimento di rivolta, riecheggiano queste parole: “Feirouz’s Bhebbak Ya Lebnan” (Ti amo, Libano). Scopriamo di più su un altro albero natalizio da guinness nella città costiera di Chekka e sulla situazione economica del Libano. Continua a leggere