L’ultima moda è la staycation

Negli Emirati impazza la staycation. Trascorrere la vacanza nel proprio Paese, o nella propria città, fa tendenza. Tra le mete preferite: lussuose spa, hotel da favola, parchi a tema. Che sia un weekend lungo o un periodo di una settimana e più, la staycation, (crasi di stay home e vacation), è diventata la moda del momento, complice anche il COVID-19. Negli Emirati le misure restrittive imposte dalla pandemia sono state notevolmente allentate nelle ultime settimane, sebbene restino in vigore l’obbligo di indossare mascherine e il distanziamento sociale. Recarsi all’estero non è privo di difficoltà, così non resta che scegliere il meglio dell’offerta locale.

Anche per questo tanto a Dubai, quanto ad Abu Dhabi non mancano promozioni e offerte pensate apposta per staycation, o holistay (holiday + stay home). Negli Emirati e soprattutto a Dubai sono riaperti i cinema, molti parchi a tema, sono riprese esperienze mozzafiato legate a sport estremi come lo skydiving, concerti e musica dal vivo.

Gli emirati del nord, come Ras Al Khaimah, Sharjah, Ajman, ampliano il ventaglio delle proposte, come ad esempio la riapertura della zip line più lunga del mondo, la Jebel Jais Flight, un volo della lunghezza di 3,83 chilometri, con vista impareggiabile. Qui, a due ore di macchina da Dubai e ad 1,6 chilometri sopra il livello del mare, è possibile ammirare da un lato le montagne Al-Hajar, dall’altro il Golfo Arabico, aggiungendo alla bellezza del panorama il brivido del volo, sostenuti solo da un’imbracatura. Vediamo insieme quali luoghi sono maggiormente apprezzati in questa estate 2020 di vacanze non passate all’estero.  Continua a leggere

Deserto rosso sulle Alpi

La sabbia dell’Africa è arrivata in Europa, attraverso piogge e tempeste. Assieme alla polvere rossastra proveniente dal deserto del Sahara sono arrivati anche batteri e funghi alieni al nostro territorio, che possono rappresentare un pericolo per l’equilibrio dell’ambiente e anche per la salute dell’uomo. Il fenomeno meteorologico più eclatante è stato quello registrato nel febbraio 2014, quando in pieno inverno una tempesta di sabbia sahariana si è abbattuta sull’Europa Centrale, interessando un’area di oltre 2.500 chilometri. Particolarmente colpite: Italia, Austria, Germania. Sulla sola Austria sono caduti ben 2 milioni di tonnellate di polvere africana

 

Come conseguenza non c’è stato solo l’effetto di una patina color rosso aranciato su carrozzeria e vetri delle automobili, o problemi per chi soffre di allergie e difficoltà respiratorie, ma anche una forte concentrazione di questa polvere a 2000-3000 metri di altezza. Infatti, in questa occasione, un quantitativo ingente di polvere rossastra africana si è riversata anche sulle Alpi.

Di recente un team di studiosi italiani e austriaci  ha analizzato questa sabbia e i risultati della loro ricerca sono sorprendenti e destano anche qualche preoccupazione. “Se questi microrganismi e funghi riescono ad insediarsi, possono rappresentare una minaccia” dice Tobias Weil della Fondazione Edmund Mach e capo del team che ha effettuato lo studio sulle Dolomiti. Ovviamente sono un rischio per l’ecosistema estraneo nel quale vengono depositati, perché se dovessero svilupparsi, potrebbero entrare in competizione con flora e fauna locali. Ad essere analizzata da microbiologi, geologi, chimici, bioclimatologi, sono stati campioni di quella neve rossastra, intrappolata tra altri strati nevosi e ghiacciati, che ha mantenuto pressoché sigillati i microrganismi sahariani al suo interno. Campioni di neve raccolti da Marmolada e LatemarContinua a leggere