Ezio Bosso e Vienna

Il legame tra Ezio Bosso e Vienna era profondo. L’incontro con Ludwig Streicher, famoso contrabbassista della Wiener Philharmoniker, cambiò il corso della sua carriera artistica. Lo indirizzò verso lo studio del contrabbasso, della composizione e direzione d’orchestra, presso l’Accademia di Vienna. Un periodo formativo che  plasma il musicista e l’uomo.

La Vienna algida, grigia, chiusa e a tratti noiosa sembra antitetica al carattere così appassionato e illuminato del grande maestro scomparso. Eppure è in quello strano humus mitteleuropeo, in quella città dai colori un po’ sbiaditi e dall’eleganza fané, crocevia tra Ovest ed Est, che Ezio Bosso forgia la sua vena creativa, fa sbocciare il suo talento, acquista luce e colore.

“Per me ogni suono si traduce in un’immagine o in un colore. E allo stesso modo le immagini mi provocano suoni” ha detto nel 2013. Forse è per questo carattere filmico, per questo suo essere indissolubilmente legata alle immagini, che la musica del maestro torinese è così amata dal cinema. Tanto che in Italia per anni è stato considerato solo un compositore di colonne sonore, imprigionandolo in un ruolo che gli andava stretto. Della sua musica ha detto che “deriva dalla squadratura di un’immagine che diventa una cellula e poi si sviluppa e porta ad altre immagini, diventa una sequenza e questa sequenza alla fine diventa un brano”. È per questo che le sue note, l’una connessa all’altra in un continuum, racchiudono in sé i colori, la bellezza, l’energia vitale. Non ho mai incontrato Ezio Bosso. L’ho solo conosciuto attraverso le sue composizioni. Mi resta il rimpianto di un concerto mancato, proprio nella capitale austriaca, di cui voglio raccontarviContinua a leggere

Silvio Soldini e gli occhi dell’anima

Non vedere, vedendo. Vedere, eppure non vederci. Il Colore Nascosto delle Cose di Silvio Soldini, arriva nei cinema viennesi, in versione originale con sottotitoli in tedesco. È innanzitutto una bellissima storia d’amore. Un film in cui poesia e sense of humor si intrecciano straordinariamente. Lui, Teo, interpretato da Adriano Giannini, è un uomo irrisolto. Lei, Emma, una potente Valeria Golino, è una donna realizzata e forte. Per conquistare quella forza ha tanto sofferto e tanto lottato. Emma è diventata cieca a sedici anni, ma nonostante questo vive un’esistenza piena, con un lavoro appagante. Un uomo e una donna diversissimi, due mondi distanti, altri, che casualmente si incontrano. Sboccia la passione, un sentimento travolgente scompagina queste due esistenze. Teo è l’uomo adatto per concedersi una distrazione dopo la separazione dal marito, mentre Emma è per Teo una donna completamente diversa da tutte quelle conosciute fino a quel momento. Dopo quell’incontro tutto si trasformerà e nulla potrà essere più come prima. La cecità talvolta è quella interiore, è l’incapacità di assumersi responsabilità, di essere sinceri, con gli altri e con se stessi.

Forse l’handicap è quasi una sorta di espediente per dimostrare che alla fine chi non vede ci vede molto più di chi vede? “Beh, sì in un certo senso all’inizio del film il vero cieco è lui -mi racconta Silvio Soldini– Però l’idea era che questo incontro tra Teo e questa donna non vedente che è Emma fosse una cosa che alla fine gli stravolgeva un po’ la vita, come succede nelle storie anche tra persone normali. Però in questo caso è ancora più estremo l’incontro. Con una diversità, con una persona che non ci vede, ma che al tempo stesso è molto più centrata di lui”. Teo è un uomo incline alla bugia, che intreccia relazioni con più donne in parallelo, che fugge costantemente, dalla famiglia, dagli impegni, da se stesso. Fa il creativo in un’agenzia di pubblicità ed è molto assorbito dal suo lavoro. Dopo aver conosciuto Emma, però, impara pian piano a leggersi dentro e da uomo incompiuto si trasforma, comprendendo alla fine come affrontare la vita e una storia d’amore. Scopriamo di più sul film e sulla sua genesi anche attraverso le parole e il racconto di Silvio SoldiniContinua a leggere