Vienna – Dubai A/R

Moschee chiuse? Solo parole

Sono tutte aperte le sette moschee chiuse con provvedimento d’urgenza dal governo federale austriaco. L’annuncio shock di voler combattere l’Islam politicizzato e radicalizzato operante sul suolo austriaco ha fatto sobbalzare l’Unione europea l’8 giugno scorso. Però, quelle dichiarazioni perentorie del Cancelliere Sebastian Kurz sembrano essere state smentite dai fatti. Si è trattato solo di proclami? Una mossa fatta per tenere desta l’opinione pubblica e per mobilitare l’elettorato interno, corroborando così le critiche mosse da chi vedeva dietro le parole del governo turchese-blu una strategia comunicativa mirata e poca sostanza?

Ad una ad una, qualcuna addirittura dopo appena una settimana, tutte le moschee hanno riaperto i battenti. A meno di un mese dalla conferenza stampa congiunta del Cancelliere, affiancato da un’ampia porzione dell’esecutivo composto dal Vice Cancelliere Heinz-Christian Strache, dal Ministro dell’Interno Herbert Kickl e dal Ministro per le Politiche comunitarie, Arte, Cultura e Media Gernot Blümel, l’attività di questi centri religiosi islamici è ripresa come se nulla fosse accaduto. Come è possibile? Scopriamo insieme il perché

Errori formali per la moschea di Antonsplatz

Si è trattato di un errore formale per la moschea viennese di Antonsplatz, gestita dall’associazione Nizam-I-Alem, vicina ai Lupi Grigi, gruppo dell’estrema destra turco, situata nel quartiere etnico di Favoriten. Sembra che mancassero alcuni documenti che sono stati forniti successivamente, rendendo così possibile la sua riapertura. Stavolta, però, la gestione è stata affidata all’IGGÖIslamische Glaubensgemeinschaft in Österreich (l’Associazione della Comunità religiosa islamica in Austria). Quindi, a dispetto degli annunci del governo turchese-blu, l’ordinanza di chiusura non era avvenuta per attività illecite di proselitismo radicalizzato, ma per un errore formale, ossia la mancanza di tutte le necessarie certificazioni.

Un piano B per la riapertura delle moschee

“Chiuderemo le nostre moschee solo se il Tribunale amministrativo confermerà tale decisione” ha detto Zikri Gabal, Presidente della Comunità religiosa araba (Arabischen Kultusgemeinde), intervistato dal quotidiano Der Standard. Anche se la comunità religiosa dovesse essere sciolta i luoghi di culto non dovranno essere chiusi, perché spiega Gabal “li registreremo come moschee per la comunità” per la cui apertura è sufficiente un’autorizzazione dell’IGGÖ.

Accuse vecchie di 20 anni per un Imam

L’accusa di svolgere attività salafita, una corrente islamica radicale, ad uno degli imam colpiti dall’ordinanza governativa, sembra sia basata su materiale video pubblicato su internet, risalente ad almeno vent’anni fa. Un video ora rimosso dal web nel quale l’Imam dava un’interpretazione molto letterale di alcuni passi del Corano, giudicata “salafita”. Assicura Zikri Gabal che l’Imam in questione è cambiato moltissimo rispetto a vent’anni fa, “adesso conduce una vita tranquilla e felice in Austria, e ne rispetta le leggi e il sistema democratico”.

Ad un indirizzo c’è persino un bar

Al momento tutte le moschee che hanno ricevuto l’ingiunzione di chiusura d’urgenza governativa sono aperte e attive.

Come dimostra la mia fotografia scattata il giorno successivo all’ordinanza in uno dei centri religiosi vicini a Mariahilfer Straße.

Inoltre, proprio come si vede dalle mie testimonianze fotografiche, come quelle scattate da me a Brigittenau, il ventesimo distretto, in Dammstraße, non tutte erano vere e proprie moschee.

Ad uno degli indirizzi , infatti, da me personalmente controllato, corrisponde persino un bar che continua ad essere anche molto frequentato.

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