Emirati, avanti col nucleare

Gli Emirati, primo Paese arabo a produrre energia nucleare, hanno iniziato a far funzionare al 50% della capacità l’impianto di Barakah, ad Abu Dhabi. La centrale, la cui accensione è avvenuta lo scorso agosto, è costata 19 miliardi di euro (22,4 miliardi di dollari). Realizzata con tecnologia sudcoreana, fornita dalla KEPCO, dispone di quattro reattori di nuova generazione a fissione, con reazione a catena nucleare controllata. L’annuncio dell’aumento di potenza dell’operatività dell’unità 1, è arrivata in concomitanza con la riconferma dell’assegnazione agli Emirati Arabi Uniti di un seggio all’interno del consiglio direttivo dell’AIEA. Il consiglio è una delle massime autorità a livello mondiale sull’uso dell’energia atomica a scopi pacifici.

ENEC (Emirates Nuclear Energy Corporation)

Una rielezione che rappresenta il segno tangibile della fiducia nell’operato delle autorità emiratine e che conferisce al Paese un ruolo sempre più importante nel processo di elaborazione delle politiche nucleari internazionali. Il programma nucleare degli Emirati e l’impianto di Barakah, infatti, sono stati realizzati con il supporto dell’AIEA.

Sempre nel mese di agosto sono avvenuti collegamento, integrazione e sincronizzazione del reattore 1 alla rete elettrica nazionale, dopo una lunga serie di test di sicurezza. Operazione che ha fornito i primi megawatt di energia pulita al Paese. Vediamo insieme quanto manca alla fine della costruzione dell’impianto di Barakah e quali rischi può rappresentare la presenza di una centrale nucleare nell’area del Golfo.  Continua a leggere

Emirati, Eni, gas naturale

Un giacimento di gas naturale è stato scoperto sulla terra ferma dell’Emirato di Sharjah. A realizzare con successo la perforazione onshore l’italiana Eni. Non si faceva un ritrovamento del genere da 37 anni. Assieme al gas sono stati trovati anche condensati, idrocarburi leggeri prodotti con il gas, che condensano allo stato liquido, a temperature e pressione normali per gli impianti produttivi di superficie.

Una scoperta che ha un valore di portata storica e una vittoria per il colosso dell’energia italiano che del giacimento in questione possiede anche il 50% dei ricavi di sfruttamento, grazie ad un accordo siglato nel gennaio dell’anno scorso con la Snoc, la compagnia petrolifera nazionale dell’emirato di Sharjah. Non è ancora possibile valutare in modo esatto la portata del giacimento. Per ora il pozzo di Mahani-1 è stato testato per la produzione, erogando 1,4 milioni di metri cubi di gas al giorno con condensati associati. Secondo gli esperti il giacimento di gas naturale e condensati si rivelerà come una scoperta destinata a cambiare l’economia dell’emirato, che deve far fronte ad un incremento costante della popolazione, imprimendole una svolta verso forme di energia pulita. Scopriamo di più su questo giacimento di gas naturale e condensati scoperto da Eni a Sharjah, negli Emirati Arabi UnitiContinua a leggere

Dubai, pannelli solari sul mare

Sul mare di Dubai sono arrivati i pannelli solari galleggianti. Questi dispositivi fotovoltaici fluttuanti al largo del Golfo Arabico caratterizzeranno presto il paesaggio dell’emirato. È l’inizio di un processo sperimentale per la creazione di una centrale fotovoltaica sulla superficie marina. La Dubai Electricity and Water Authority (DEWA), l’Autorità per l’Energia e l’Acqua di Dubai, ha appena lanciato il bando per l’assegnazione del progetto di consulenza che deve studiare, sviluppare e costruire questo sistema di pannelli solari galleggianti. Un ulteriore passo per trasformare Dubai in un hub internazionale dell’energia pulita e dell’economia circolare.

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Da tempo, infatti, l’emirato ha avviato un processo di affrancamento da un modello economico basato esclusivamente sugli idrocarburi, destinando ingenti investimenti per creare un mix da diverse fonti di approvvigionamento, puntando soprattutto sull’energia pulita. Le linee guida sono quelle dettate dalla Dubai Clean Energy Strategy 2050 (DCES 2050), la strategia energetica del Paese che punta ad incrementare la percentuale di energia ricavata da fonti rinnovabili portandola al 75% della produzione totale, ossia 42.000 megawatt, entro il 2050. Vediamo la tecnologia che rende all’avanguardia questi pannelli solari che stanno a galla sullo specchio d’acqua del GolfoContinua a leggere

Vienna, Dubai, l’ecologia

L’Expo del 2020 a Dubai rappresenterà per l’Austria una porta aperta sugli Emirati Arabi Uniti. Lo ha detto il Ministro per gli Affari Economici Margarete Schramböck (ÖVP). “Ci sono oltre 230 aziende austriache operative negli Emirati e il nostro lavoro -ha detto il Ministro Schramböck al quotidiano Der Standard– è di continuare ad incrementare gli export facendo sì che l’Expo possa dischiudere le porte degli Emirati, un mercato importante per l’Austria”. Il motto dell’Expo sarà: “Connecting Minds, Creating the Future” (Connettere le menti, creare il futuro). Un evento al quale sono attesi 25 milioni di visitatori.

Le tematiche legate all’ambiente e alle innovazioni ecologiche e sostenibili sono temi molto sentiti in Austria, che può vantare in questi ambiti notevole competenza. “Un’opportunità straordinaria perché l’Austria possa presentare il proprio know-how, secondo Harald Mahrer, Presidente della Camera Federale di Commercio Austriaca (WKO), che contribuisce alla creazione del padiglione austriaco finanziando il 25% del progetto. Gli Emirati Arabi Uniti sono il Paese con le maggiori emissioni di gas serra e con il più alto consumo di acqua pro capite del pianeta. Il progetto emiratino è dunque molto ambizioso: introdurre all’interno del Paese un ampio know-how ecologico. A tal scopo nei prossimi anni sorgeranno quattro impianti nucleari che copriranno un quarto del fabbisogno totale di energia. E sempre negli anni a venire l’obiettivo è far sì che il settore non petrolifero possa contribuire al 70% del PIL. Ci si concentra soprattutto sui settori della siderurgia, su quello dell’aviazione, sui trasporti e sul turismoContinua a leggere

Proteggere l’energia atomica dal terrorismo

L’energia atomica da oggi sarà più sicura. Da ieri infatti, è entrato in vigore un nuovo accordo sulla sicurezza nucleare che ridurrà i rischi legati ad attacchi terroristici e al sabotaggio di impianti nucleari. Inoltre, tale accordo, renderà più difficile il traffico illegale di materiale nucleare e radioattivo. Decisivo in tal senso il summit sul nucleare a Washington un mese fa, e l’avvertimento del Presidente Obama sulla concreta minaccia rappresentata dal terrorismo. Dopo gli attacchi di Bruxelles appare chiaro che gli impianti presenti in Europa e in tutto il mondo rappresentano obiettivi sensibili che possono essere presi di mira dai terroristi, soprattutto quelli di matrice islamica.

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L’emendamento che integra e rafforza le misure di sicurezza sul nucleare dell’AIEA, opera proprio in tal senso, per intensificare non solo la protezione di siti e impianti a livello domestico, in ogni singolo Paese che aderisca alla Convenzione, ma garantire anche adeguate sanzioni per chi si macchi di simili crimini, o sia coinvolto in traffici illegali.  Continua a leggere