Staminali contro il COVID19

Gli Emirati stanno sperimentando un nuovo trattamento con cellule staminali contro il COVID-19 che sembra dare risultati promettenti. I primi test clinici sono in corso. Dal 4 aprile ad oggi 73 pazienti, il 25% dei quali ricoverato in terapia intensiva, sono stati trattati con questo metodo innovativo, e tutti sono guariti. Questo trattamento è di supporto e non cura il coronavirus. Serve invece a combattere i sintomi infiammatori. Ad aver sviluppato questa terapia, che viene somministrata per inalazione, è il team di ricercatori e medici del Centro di Cellule Staminali di Abu Dhabi.

La particolarità di questa terapia di supporto è che sembra avere un effetto rigenerativo sulle cellule dei polmoni, riuscendo al tempo stesso a modulare la risposta immunitaria dei pazienti, impedendo reazioni eccessive al COVID-19, responsabili del danneggiamento ulteriore del tessuto polmonare, con la compromissione anche delle cellule sane. Una notizia che rappresenta un grande traguardo per l’immunoterapia e per la medicina rigenerativa e al tempo stesso può rappresentare un’arma efficace mentre si continua a lavorare per sviluppare farmaci curativi e un vaccino contro il coronavirus. Le cellule staminali, estratte dal sangue dello stesso paziente che dovrà sottoporsi al trattamento, vengono successivamente “attivate” e reintrodotte, favorendo così il processo rigenerativo del tessuto polmonare aggredito dal COVID-19. Vediamo in modo più approfondito come funziona questa terapia di supporto che utilizza le cellule staminali.  Continua a leggere

L’economia post COVID19

Dopo la pandemia da COVID-19, indoor farming e coltivazioni idroponiche sono settori destinati a crescere. Abu Dhabi ha investito 100 milioni di dollari in agritech. L’obiettivo: ottenere più autonomia sotto il profilo della produzione agroalimentare e avere maggiori garanzie sulla sicurezza degli alimenti. È infatti in via di realizzazione una gigantesca indoor farm, una fattoria dove si pratica agricoltura al coperto, che sorgerà in un lembo di terra arida, a metà strada tra Abu Dhabi e Dubai.

Gli Emirati Arabi Uniti già da tempo stanno imprimendo una svolta al proprio sistema economico, affrancandosi gradualmente dalla dipendenza da idrocarburi. Una strategia di lungo respiro che prevede maggiore attenzione alla sostenibilità, potenziamento della produzione di energia da fonti rinnovabili, e anche una progressiva riduzione delle importazioni di generi alimentari dall’estero, che oggi rappresentano l’80% del cibo consumato nel Paese, aumentando così la propria resilienza.

La fattoria al coperto di Abu Dhabi sarà la prima al mondo in cui si coltiveranno soltanto pomodori cresciuti in ambiente artificiale, ossia all’interno di un capannone, grazie a luci a LED e con temperatura e microclima controllati. La capitale emiratina, però, non è la sola ad investire nell’agritech. Dubai segue con successo strategie analoghe con fattorie verticali come quella della Emirates, coltivazioni idroponiche, urban farm e persino agricoltura biologica di qualità prodotta all’aperto. Vediamo insieme alcune di queste realtà e gli scenari che si aprirannoContinua a leggere

Test per COVID19 in macchina

Negli Emirati sono in funzione test drive-through per COVID-19. Ci si reca in macchina, si fa il tampone nasale e i risultati arrivano in 24-48 ore via sms. Una procedura veloce che non dura più di 5 minuti. Dopo aver effettuato il test bisogna restare in isolamento nella propria abitazione fino all’arrivo dell’sms che comunicherà il risultato.

Occorre aver prenotato un appuntamento ed essere cittadini o residenti, in possesso del documento d’identità emiratino (Emirates ID). Il test è gratuito per chi presenti sintomi quali febbre, tosse, difficoltà respiratorie, per chi abbia avuto contatti con casi sospetti o confermati di coronavirus, per chi abbia fatto viaggi all’estero negli ultimi 14 giorni, oppure per gestanti e anziani.

Altrimenti il costo del test è di poco meno di 100 dollari (370 AED). Attualmente vi sono vari laboratori sparsi sul territorio, tra Abu Dhabi e Dubai. Altri tre centri, di cui due drive-through e uno altamente tecnologico, apriranno in settimana a Dubai. Vediamo come funzionino questi centri drive-thru e quante persone siano state controllate finoraContinua a leggere

Smartphone al self-service

Ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, è stato lanciato il primo distributore automatico di smartphone. Un self-service attivo 24 ore su 24, per acquistare telefonini di ultima generazione Android e iOS, il primo del genere negli EAU. Il nuovo servizio è nato dalla collaborazione tra l’operatore telefonico emirato Etisalat  e la ADNOC Distribution, la compagnia nazionale di distribuzione della benzina.

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La vending-machine si trova nella Abu Dhabi Corniche, ossia il lungomare dell’emirato. Il servizio è un progetto pilota per sviluppare un sistema di vendita al dettaglio sempre più efficiente e avanzato.

L’obiettivo è dare ai clienti l’opportunità di poter avere le ultime novità tecnologiche con un’esperienza di acquisto digitalizzata, che sia più veloce e fluida possibile. Infatti, per comprare uno smartphone bastano appena 5 minuti. Esattamente ciò che ci si aspetta da un Paese che si candida sempre più a diventare un laboratorio del modo di vivere del futuro. Scopriamo insieme qualche curiosità in più su questo distributore automatico di smartphoneContinua a leggere

Roma e Vienna unite dal petrolio

Affare da 3,3 miliardi di dollari per l’Eni negli Emirati Arabi Uniti. Un accordo storico che lega economicamente ancor di più l’Italia e Abu Dhabi. È il più importante contratto mai siglato da un investitore straniero nell’ambito della raffinazione del petrolio. Protagonisti, ADNOC, la compagnia petrolifera nazionale di Abu Dhabi, ed il colosso italiano dell’energia, che ha da poco acquisito il 20% del quarto complesso di raffinazione al mondo, con una produzione di 922.000 barili al giorno, per un valore complessivo di 19,3 miliardi di dollari.

Un accordo che incrementerà del 35% la capacità di raffinazione di Eni e stabilirà a breve anche una joint venture, tra Roma e l’Emirato, nella commercializzazione di prodotti petroliferi destinati a compratori internazionali. L’obiettivo per gli emiratini è raggiungere nuovi mercati e, al tempo stesso, non limitarsi ad essere un semplice produttore di idrocarburi, ma diventare un player integrato dell’energia, avvalendosi per questo della partnership e dell’expertise italiana in materia di raffinazione e tecnologia low carbon. Un modo per far fronte ad un mercato sempre più volatile e accostarsi a nuove piazze, come quella europea. Non concentrarsi solo sull’estrazione, ma produrre e commercializzare derivati del petrolio. Scopriamo insieme altri particolari dell’accordo e come si stiano muovendo le imprese italiane nell’area del GolfoContinua a leggere

Abu Dhabi, Conte e gli imprenditori

Un incontro con gli imprenditori italiani per il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, prima di iniziare la sua visita ufficiale ad Abu Dhabi. Una riunione durata un’ora e mezza, che si è svolta in uno degli hotel più esclusivi della capitale emiratina, le Etihad Towers, e che ha di poco preceduto l’incontro bilaterale con il Principe ereditario e Ministro della Difesa  Mohammed bin Zayed Al Nahyan.

L’obiettivo del meeting promosso dall’Ambasciatore d’Italia negli Emirati Arabi Uniti, Liborio Stellino, era offrire una panoramica degli interessi italiani nella regione. Al tempo stesso, puntava a fornire al premier Conte elementi in più per capire come sostenere questi interessi e far leva sul sistema Paese, per favorire una maggiore presenza italiana negli EAU.

Così, ha ascoltato le imprese italiane già attive sul territorio emiratino. Da colossi come Eni, Fincantieri, SaipemSalini Impregilo, Intesa Sanpaolo, ai medi e piccoli imprenditori che spaziano da settori specializzati dell’ingegneria chimica, per oil & gas e petrolchimica, a compagnie di navigazione che collegano il nostro Paese con gli EAU. Scopriamo insieme qualcosa in più sull’incontro e sulla delegazione di imprese.

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Affari d’oro negli Emirati

La visita ad Abu Dhabi del Cancelliere austriaco Sebastian Kurz è fruttata un accordo da oltre 1,2 miliardi di euro e un incremento degli affari e delle partnership economiche nel prossimo futuro. Infatti, proprio nella due giorni negli Emirati Arabi Uniti, passata un po’ in sordina la settimana scorsa, sono state poste le basi per un accordo tra OMV e Adnoc, la Compagnia Petrolifera Nazionale di Abu Dhabi. La compartecipata statale austriaca del petrolio e del gas acquisirà il 20% di Adnoc. Obiettivo dell’accordo: rafforzare la presenza di OMV non solo nel settore della ricerca e dell’estrazione, ma anche in quello della raffinazione del greggio. Un accordo le cui basi sono state poste qualche giorno fa e che sarà foriero di ulteriori investimenti congiunti anche nel mercato asiatico

BKA / Dragan Tatic

“Gli Emirati Arabi Uniti sono già il nostro principale partner commerciale nell’area del Golfo e rappresentano un notevole potenziale per l’economia austriaca” ha dichiarato il Cancelliere Kurz. In effetti con Abu Dhabi i legami sono già molto stretti, fin da quando nel 1994 il fondo sovrano Mubadala è entrato come azionista in OMV, acquistandone il 24,9%. Però, la nutrita delegazione che ha accompagnato Sebastian Kurz e il Ministro degli Affari Economici Margarete Schramböck nella due giorni negli Emirati, mette in evidenza l’intenzione di ampliare la presenza di investimenti austriaci nella regione. Scopriamo insieme altre curiosità sulla visita del Cancelliere austriaco e anche cosa abbia portato in dono al Principe ereditario Sheikh Mohammed bin Zayed Al NahyanContinua a leggere